Chiese

Lo Speco di S. Michele è una caverna naturale situata nel costone al di sotto del castello; probabilmente all’epoca delle persecuzioni cristiane i fedeli della valle (il paese ancora non esisteva) vi si rifugiavano per celebrare i riti al sicuro. Fra il 1600 e il 1800 divenne Romitorio, cioè sede di eremiti. È rudimentalmente affrescato con immagini sacre, ora alquanto cancellate dal tempo e dal salnitro: c’era una Crocifissione e un santo, forse s.Bernardino da Siena, e naturalmente un san Michele Arcangelo; e c’era anche una riproduzione del Castello visto dal lago, così come doveva apparire prima dei rifacimenti d’età rinascimentale. Il Tomassetti, incaricato dai Ruspoli nei primi del ‘900 di studiare il Romitorio, fece uno schizzo dell’affresco, e questo disegno è l’unica testimonianza che ci è pervenuta della primitiva costruzione del castello, che era tozzo, con due torri merlate oltre quella principale e un grosso portale d’accesso verso la via che porta al lago (l’odierna Portella, nome probabilmente derivante da posterula = postierla, cioè la porta che si apriva nelle mura nel tratto posteriore delle fortificazioni); a destra, dove adesso c’è il giardino pensile, un gruppo di case e un campanile che ora non esiste più (oppure la prospettiva è immaginaria, e si tratta dell’antica chiesa di s.Giovanni, poi sconsacrata, che era sul Corso; per un periodo fu anche usata come cinema parrocchiale, e oggi ospita la trattoria La rosa). Il Tomassetti riporta anche l’iscrizione, semi-cancellata e quindi lacunosa, di cui però è chiara la data: 1480. Purtroppo la volta è pericolante per i molti terremoti, sicché è stato necessario impedirne l’entrata con una cancellata. È in corso un progetto di restauro.

 

La chiesa di s. Nicola invece fu una vera e propria chiesa, edificata dopo l’editto di Costantino (313 d.C) con cui si liberalizzò il culto cristiano. È completamente diruta. I ruderi sono ancora visibili nei pressi dell’acquedotto delle Mole, sulla riva est del lago. Accanto si possono osservare i resti di un complesso edilizio con absidi, cunicoli e muri, che probabilmente era un impianto termale: infatti sopra di esso c’è la fonte della ninfa Egeria, la mitica consigliera di Numa Pompilio, che a furia di piangere per la morte del re fu tramutata in sorgente. Questa struttura è databile fra il I sec. a.C. e il IV d.C., cioè nel periodo di massimo splendore del Santuario.

 

La chiesa di s. Maria, ora anch’essa diruta, fu edificata sulla riva opposta in epoca bizantina, forse allo scopo di ricoverare degnamente un trittico su tavola portato nell’VIII secolo dal Medio Oriente verosimilmente per salvarlo dall’iconoclastia che a quell’epoca infuriava (distruzione delle immagini sacre in quanto considerate eretiche: il fenomeno durò più d’un secolo, coinvolse tutta la Cristianità e causò la perdita di molte opere d’arte). Anche di questa chiesa rimangono i ruderi, al lago, vicino alla casetta dei pescatori, non distante dal museo.

L’icona della Madonna, detta di Versacarro, nel 1637 fu portata nel Santuario del Ss.Crocifisso, che al principio era intitolato proprio alla Madonna, come è testimoniato dall’iscrizione posta sotto l’icona stessa: tabula vetustissima Deiparae de Versacarro cui templum hoc primitus dicatum fuit. Del trittico originario resta solo la tavola centrale, che rappresenta la Madonna col Bambino; le due laterali, coi santi Pietro e Paolo, furono rubate nell’agosto del 1975. Il nome Versacarro deriva da una pia leggenda popolare secondo cui, mentre dei ladri trafugavano l’immagine nascondendola in un carro di buoi, gli animali avrebbero per intervento divino ‘voltato’ (in latino voltare si dice vertere, da cui il participio versus) il carro e riportato la Madonna alla chiesa.

Il Santuario del Ss.Crocifisso, annesso al Convento che fu dei Francescani ed ora è dei Mercedari, fu costruito nel 1637 per volontà di Mario Frangipane, signore di Nemi. In origine era la cappella del Convento, ed era dedicato alla Madonna perché vi fu portata l’icona di Versacarro. In seguito, quando fu scolpito il Crocifisso ligneo, l’intitolazione fu fatta al Crocifisso. La statua è opera di fra’ Vincenzo da Bassiano, autore di molti altri crocifissi. La leggenda vuole che il frate disperasse di riuscire a fare degnamente il volto del Salvatore. Pregò e andò a dormire, e la mattina dopo trovò il volto già scolpito, e mirabilmente. Si gridò al miracolo. In effetti, intervento miracoloso o no, la scultura è sorprendentemente accurata in alcuni particolari (ad esempio l’interno della bocca, meticolosamente preciso, con le arcate del palato e l’ugola, risulterebbe difficilissimo da realizzare solo con scalpelli del ‘600), ed il volto del Crocifisso ha un’espressione molto particolare che risalta quando, in occasione particolari o negli anni giubilari, il Cristo viene ‘sceso’, cioè staccato dall’altare per essere portato in processione per il paese. La differente prospettiva dà al volto santo una diversa espressione, da un lato di sofferenza e dall’altro di sorriso, che chi ha veduto non dimentica.

 

La chiesa parrocchiale di S. Maria del Pozzo, una delle più belle e più grandi del circondario, è anch’essa del 17° secolo. Fu costruita in sostituzione della cappella di Palazzo che venne demolita per far posto ad un ampliamento del Castello. Dato che la cappella si chiamava della Madonna de puteo eminente, perché sorgeva vicina ad un pozzo (forse la cisterna del Castello), la denominazione rimase identica anche per la nuova chiesa, anche se la scritta sul frontone riporta Deo et Beatae Virgini in Coelum Assumptae. Ma l’iscrizione fu posta solo all’inizio dell’Ottocento in seguito al restauro della facciata. La chiesa, ad una navata con cappelle laterali e transetto, ospita un organo proveniente dalla chiesa dell’Ara Coeli in Roma, costruito nel 1847 e qui collocato nel 1936, e un Trittico ligneo di Antonio Aquili, detto Antoniazzo Romano: d’epoca quindi fra la seconda metà del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Rappresenta il Cristo al centro, e s.Giovanni Battista e s.Giovanni Evangelista ai lati. È di grande valore artistico, e recentemente è stato restaurato.